RAPA NUI

Dopo una folle corsa, tra autobus che si rompono e traffico impazzito, sudato ed ansimante arrivo finalmente all'aeroporto di Lima. Tra solo 30 minuti parte un cessna per l'Amazzonia peruviana più selvaggia; è davvero tardi e non ho neppure il biglietto. Ma confido sulla mia grande fortuna in viaggio nonché sul ritardo cronico dei voli sudamericani, soprattutto quelli nazionali... L'idea è prendere da Iquitos un battello per navigare tutto il Rio delle Amazzoni fino all'Oceano Atlantico passando per Manaus e Santarè in Brasile.

Rio delle Amazzoni... il solo nome mi mette i brividi! Sono però preoccupato, so che l'aeroplano è piccolo ed ha solo una decina di posti passeggeri disponibili... D'altronde chi ci va fin lì? Qualche avventuriero come me o qualcuno alla ricerca di un'esperienza mistica a base di Ayahuasca con qualche sciamano. Chissà, forse potrei provarla anche io se ci sono le condizioni e le sensazioni giuste...

Vaffanculo, check in chiuso! Oggi la puntualità spacca il secondo! Ma sto in Svizzera o in Perù??? Ironia della sorte, c'erano pure ancora posti disponibili nell'aereo... domani invece no, il volo è pieno. Che sfiga, che delusione... Non posso aspettare oltre, l'intero viaggio in battello richiede non meno di una settimana e devo tornare in Messico dove mi attendono moglie e figli per poi tornare insieme in Italia. E così, mio malgrado, devo salutare il Rio delle Amazzoni. Sarà per un'altra occasione...

Vado a prendermi un caffè. Mi giro e vedo che Lan Chile a poche decine di metri sta imbarcando passeggeri per Easter Island. La mia mente è però totalmente assente, ancora inviluppata su quell'aeroplano per Iquitos che non dovevo perdere.

Forse però potrei ripiegare su Puerto Maldonado, nel sud del Perù, comunque nell'Amazzonia più profonda, ma da lì il Rio delle Amazzoni non lo raggiungo in nessun modo e l'idea della navigazione completa del fiume più grande del mondo fino all'Atlantico, comunque va abbandonata. Potrei sempre scalare qualche vetta delle Ande, perché no? Ma non sono pronto, né acclimatato e non ho neppure l'attrezzatura dietro. Dovrei affittare tutto, scarponi inclusi.

Quello che so per certo è che qui a Lima, in questo schifo di città, uno dei posti più brutti mai visti al mondo, non ci voglio stare un minuto di più. Forse potrei andarmene in Bolivia al Salar de Uyuni o in Cile nel deserto di Atacama... Penso e penso ancora... Mi giro ancora una volta a vedere il gate della Lan Chile. Mmhmm... Easter Island... Easter Island... Ma che cazzo è 'sta Easter Island?

Ancora evidentemente dormo. Il cervello è ancora totalmente scollegato. Poi la luce. Un bagliore improvviso: una sinapsi blandamente funzionante consente il collegamento elettrico e la comunicazione tra due neuroni ancora semidormienti, ed avviene l'illuminazione.

Noooo! Non è possibile! Easter significa Pasqua in inglese, Easter Island è l'Isola di Pasqua! Non credo ai miei occhi perché questo volo, piuttosto costoso avendo la LAN il monopolio assoluto sulla tratta, parte solo un paio di volte a settimana da Santiago del Cile. Chiedo conferma ad un paio di persone. La richiedo all'ufficio informazioni. Tutto vero!

Oggi e solo oggi c'è un diretto Lima-Hanga Roa! Segno del destino: a check-in quasi terminato spunto un last-second a dir poco eccezionale, pagando il biglietto la metà secca, circa 500 euro “ida y vuelta”. Ritorno tra una settimana.

E così, senza volerlo, senza averlo programmato né minimamente immaginato, mi ritrovo, a fine gennaio del 2011, dopo quasi 6 ore di Boeing 767 a 800 km orari, tra i moai giganti della surreale Isola di Pasqua, Rapa Nui in lingua nativa. Altro che viaggio di Ayahuasca! L'esperienza sarà ben più psichedelica... La mia “liana degli spiriti” saranno le misteriose statue giganti monolitiche ed antropomorfe del luogo più isolato del mondo.

Dovevo esser in Amazzonia...invece sono qui, nel sito di Rano Raraku davanti ai moai dell'Isola di Pasqua!

Madò dove cacchio sono arrivato! Quanto ho fantasticato su tale isola! Acquistai il dvd del film Rapa Nui di Kevin Reynolds e da quel momento il desiderio di visitarla è stato sempre fortissimo, cosiccome la consapevolezza che farlo sarebbe stato difficilissimo, se non impossibile, data la grande lontananza. Ora invece sono qui e non credo ai miei occhi.

L'aereo atterra dopo 4000 chilometri ininterrotti di mare blu nella pista di Mataveri, una delle più lunghe del mondo, costruita dagli americani perché progettata per far atterrare una navetta spaziale in caso d'emergenza.

Ammiro dall'alto la caldera di Rano Kau, in assoluto una delle visioni più sbalorditive della mia vita: il trip di Ayahuasca per me, comincia qui. Tocco il suolo di Rapa Nui e mi sento davvero come se fossi atterrato su Marte: pochi posti al mondo in effetti sono capaci di suscitare emozioni così forti... Gaby, ora è con i bambini in Messico dai genitori e sa che sto in Amazzonia. Devo trovare subito un internet-point e chiamare per avvertirla che sono invece all'Isola di Pasqua. Non so se ci crederà...

Mappa dell'Isola di Pasqua con principali punti di interesse

L'Isola di Pasqua ha forma quasi perfetta di triangolo isoscele, modellata dai processi di erosione marina ed eolica, lenti ma costanti data l’assenza di una barriera corallina; ha una base di 23 km ed un'altezza di 12 circa con ai vertici i tre vulcani del Rano Kau, del Poike e del Munga Terevake. Non è grandissima dunque, ed una semplice bicicletta affittata mi permetterà di girarla più o meno comodamente tutta quanta donandomi libertà estrema. Sicuramente un motorino sarebbe stato più comodo e pratico, ma ormai l'avrete capito, a me in viaggio, come d'altronde nella vita di tutti i giorni, piace sfiancarmi di sport all'aria aperta. E la bicicletta è sempre, quando possibile, il mio mezzo di trasporto preferito.

L'Isola di Pasqua è il luogo al mondo più lontano da qualsiasi insediamento umano, trovandosi a 3800 km di distanza dalle coste del Cile e 4600 da Tahiti. La terra abitata più vicina è l'isola di Pitcairn a 2000 km di distanza con appena una cinquantina di abitanti, tutti discendenti degli ammutinati del Bounty. A sud ci sono circa 7000 km di mare aperto fino all'Antartide, mentre a nord dopo 5000 km si incontra il Messico. Fino al 1967, anno del primo volo verso il nuovo aeroporto, ancora ci arrivava solo una nave all'anno per rifornire la popolazione di viveri e materiale vario.

Rapa Nui è piuttosto brulla e desertica, quasi totalmente coperta d'erba bruciata, anche se vicino ad Hanga Roa ed alla cava di Puna Pau ci sono dolci colline verdi con erba rasa, davvero stranissime in tale contesto, che ricordano i tipici paesaggi scozzesi o irlandesi. Non è un'isola paradisiaca nel senso comune del termine: restano ben pochi alberi, qualche palma, qualche eucalipto ed una sola bellissima piccola spiaggia di sabbia bianca con acqua piuttosto fredda. Cavalli selvatici ovunque al pascolo. Sassi, terra bruciata e roccia lavica con il mare che gli schiuma addosso.

Il clima è subtropicale, abbastanza caldo ed umido tutto l'anno, temperato da piacevoli brezze. Ecco, per l'appunto il sole ed il vento sono i veri traditori di Rapa Nui: si passa molto tempo pedalando lungo le strade sterrate e camminando nei siti archeologici vagando sbalorditi in pieno trip allucinogeno e ci si trasforma in aragoste nel giro di poco, non rendendosi conto che il sole picchia fortissimo perché il vento soffia costante. Sole, brezza marina e tanta, tantissima luce: sarà il mare che sta ovunque, l'erba secca ma la luce è davvero abbagliante ed andare in giro senza occhiali da sole è impossibile.

Un silenzio profondo pervade ogni angolo: non è suggestione, senti davvero di essere totalmente isolato dal mondo e lontano da tutto e tutti. Madò quanto mi piace questa sensazione! La sua ricerca in viaggio per me è diventata una droga, una vera e propria ossessione...

Le sorprese a Rapa Nui sono continue, tanto a livello archeologico e culturale quanto paesaggistico. E così, in pieno vagabondaggio tra le stradine sterrate, ti perdi magari nel bel mezzo dell'isola e ti siedi un attimo a riposare... sei solo, in aperta campagna... alzi lo sguardo e ti trovi di fronte totalmente isolato, non indicato ed abbandonato, un gigante di pietra... che poi scopri essere l'unico moai al mondo con 4 mani! Sono ancora visibili, anche con molta fatica. E devi saperlo, altrimenti non ci fai minimamente caso...

Il moai isolato di Ahu Huri, unico con 4 mani nel centro dell'isola di Pasqua

L'Isola di Pasqua conta circa 4000 abitanti, di cui la metà sono cileni continentali arrivati per sfruttare un turismo crescente; simpaticissimo davvero il loro accento spagnolo. Nell'insieme i pasquani sono largamente meticciati, solo poche decine di persone hanno genetica polinesiana al 100%. I giovani locali sembrano usciti da un quadro di Gauguìn: sono fieri ed bonariamente arroganti, molto orgogliosi della loro identità.

Il numero dei visitatori, pur contenuto a causa degli alti costi del viaggio, è raddoppiato negli ultimi anni e ciò solleva non pochi problemi, tanto sociali quanto ambientali. L'isola è piccola, gli spazi sono limitati, dunque la costruzione di nuovi alberghi romperebbe inevitabilmente l'omogeneità del posto e l'equilibrio architettonico generale.

Oltretutto l'identità dei pasquani è sempre di più compromessa dalla crescente contaminazione turistica e dall'avanzata inesorabile della globalizzazione dei mercati, le quali generano divergenze sempre maggiori nella loro società creando divisioni tra chi ci guadagna e chi è escluso da questa nuova ricchezza.

I cileni continentali nell'isola sono troppo numerosi e ben presto potrebbero provocare la scomparsa della cultura rapanui e della sua lingua, simile al polinesiano parlato a Thaiti. Vietato dunque l'ingresso nell'Isola di Pasqua dei radical chic con Repubblica e L'Espresso sotto al braccio: i globalisti free borders del PD, qui provocherebbero una catastrofe umana e sociale, portando all'estinzione quel poco che rimane di una incredibile civiltà... sarebbero capaci di contattare George Soros per fondare l'ONG “Vamos todos a Rapa Nui” ed acquistare una nave per deportare cileni e peruviani ad Hanga Roa, sotto la bandiera e lo slogan “porti aperti o razzismo!”.

Scherzi a parte (ma non troppo...), oggi il destino di Rapa Nui è sostanzialmente legato alla sua lontananza estrema ed al monopolio di LAN Chile sulla tratta aerea: entrambi questi fattori aumentano i costi a dismisura mantenendo di conseguenza il flusso turistico nei limiti accettabili. Un viaggio nell'Isola di Pasqua è tutto fuorché facile ed economico: è per pochi viaggiatori danarosi, che nella maggior parte dei casi però sono diretti a Papeete in viaggio di nozze e fanno qui uno scalo tecnico di una sola giornata.

Purtroppo il discorso suonerà elitario ed antidemocratico ma gli alti costi e le difficoltà del viaggio sono l'unica salvezza possibile per posti come questo o le Isole Galapagos. La "democratizzazione" del turismo in tali contesti così unici e preziosi è da evitare e da ritardare il più possibile.

Direi che io ho avuto un culo pazzesco: mi trovavo nel posto giusto al momento giusto ed ho preso l'unico last second della mia vita a check in quasi terminato. Olè!

Presunta storia dell'Isola di Pasqua

Secondo la teoria più diffusa l'isola fu occupata in un periodo variabile dal 400 all'800 d.C. da un popolo polinesiano, probabilmente arrivato dalle Isole Marchesi a bordo di grandi canoe a doppio scafo, simili ai catamarani di oggi.

Non sembrano esserci dubbi sull'origine polinesiana di Rapa Nui: i suoi abitanti sono palesemente e geneticamente polinesiani, cosa confermata da tutti gli esami del DNA effettuati sui resti umani rinvenuti nell'isola. Inoltre gli esploratori europei al primo contatto con i pasquani, notarono che essi riuscivano a capirsi con gli indigeni di Tahiti, dunque necessariamente la lingua doveva esser di ceppo polinesiano. E anche i moai con i loro ahu (le piattaforme dove venivano erette le statue di pietra), gli ami da pesca e le asce rinvenute, assomigliano a costruzioni sacre, oggetti e strumenti rinvenuti nelle Isole Marchesi.

Resta da capire però come abbiano potuto fare, con gli scarsi mezzi e le conoscenze di allora, a mettersi in mare e riuscire a coprire oltre 4000 km di oceano per approdare su un isola, un minuscolo puntino nell'assurda immensità del Pacifico. Viaggiare dalla Polinesia, ovvero da ovest verso est, significava oltretutto veleggiare controvento e controcorrente, contro gli alisei e contro le forti correnti del pacifico meridionale: per raggiungere l'isola dalla Polinesia, sarebbe stato dunque necessario "bordeggiare", ovvero procedere a zig-zag, il che aumenta la distanza di almeno 4 volte rispetto alla linea retta, sempre ammesso poi che gli antichi avessero tali conoscenze di navigazione. Il percorso dunque sarebbe stato non di 4000, ma di ben 16.000 km, distanza impensabile ed impossibile da superare. Ma tant'è, la genetica contraddice ogni conclusione logica: le origini di tale incredibile civiltà rimarranno probabilmente un mistero irrisolto.

Sembra comunque che ci siano stati intorno al 1200-1300 d.C. contatti tra pasquani ed abitanti dell'America latina. Il norvegese Thor Heyerdahl, scoprì siti di moai (ad Ahu Vinapu) con strutture di pietra di tipo inequivocabilmente inca, e statuette pre moai che avevano forti somiglianze con le sculture della civiltà di Tiahuanaco, con le stesse tecniche di scrittura bustrofedica tipica del rongorongo. Inoltre nella caldera del vulcano Rano Kau cresce la totora,un giunco che esiste solo lì e nel lago Titicaca in Perù; nell'isola si coltivava la patata dolce, originaria del Sud America e non della Polinesia, che stranamente si chiamava Kumara a Rapa Nui e Kumar in Perù. Agatha Christie sosteneva che 3 indizi formassero una prova: qui di indizi ce ne sono di più!

La Famiglia cardarelli

Da più di cinquant'anni, la nostra famiglia accoglie con passione e dedizione gli ospiti che scelgono l'Hotel Fausto per la loro vacanza. Con un'esperienza consolidata nel tempo, ci impegniamo a offrire ogni giorno un soggiorno che unisce la calda ospitalità tradizionale con il comfort e le modernità di una struttura in continuo aggiornamento. La nostra missione è farvi sentire a casa, coccolandovi e soddisfacendo ogni vostra esigenza.

Il nostro staff, sempre attento e disponibile, è pronto a guidarvi alla scoperta della cultura locale e delle specialità gastronomiche che caratterizzano la nostra terra. In un’atmosfera di cordialità e amicizia, vi faremo vivere un'esperienza autentica e indimenticabile, che va oltre il semplice soggiorno.

Siamo orgogliosi di essere tra i pochi hotel della Riviera Adriatica che vantano un accesso diretto al mare. Questo permette ai nostri ospiti di godere appieno delle bellezze naturali che ci circondano, senza rinunciare alla comodità e al relax. La posizione privilegiata del nostro hotel è la cornice ideale per una vacanza che combina la tranquillità del mare con il comfort di una struttura accogliente e ben attrezzata

Fausto Cardarelli

Elettra Cardarelli

Orfeo Cardarelli

Hotel Fausto S.r.l.
Via S. Giacomo, 43 San Benedetto del Tronto (AP) Italia
+39.0735.659422   info@hotelfausto.com    hotelfaustosrl@pec.it  
P.iva: 02499720445   REA AP-286023   CDFE: SU9YNJA  
Policy privacy   Cookie policy      Aggiorna le impostazioni dei cookie